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AAA: cercasi uno Stato che faccia lo Stato

Di fronte alle manifestazioni di un capo ultras non si comprende se una partita debba giocarsi o meno: il pericolo di un messaggio negativo, per cui lo Stato rimane inerte di fronte ai disordini

di Duccio

In un passato assolutamente non troppo remoto impazzava tra i media la notizia sulle trattative Stato-mafia, su come presumibilmente uno Stato sovrano sia dovuto (o abbia voluto?) scendere a compromessi con la criminalità organizzata per cercare di porre fine alla politica/strategia stragista di Cosa Nostra&Co. che tante vittime/eroi/martiri ha mietuto, oggi ricordati solo per ammannire l’idea, più simbolica che concreta, di una presunata antimafia.

Ma lo Stato, o meglio, lo stato italiano (seppur con gran rammarico, appare purtroppo opportuno non usare la maiuscola) sembra non possa fare a meno di scendere a compromessi…anzi, di abbassare il capo (dove l’elmo di Scipio pare non esservi più posto) di fronte al prepotente di turno. E la vergogna non ha eguali se si pensa che il prepotente di turno è un bieco capo ultras che rivendicava la libertà di Speziale, l’assassino dell’ispettore capo Filippo Raciti.

Un tizio – il cui nomignolo, Genny ‘a carogna, è un manifesto – con cui è necessario dialogare per comprendere se la partita si può giocare oppure no. Ed è pure stato necessario che il capitano del Napoli intervenisse per parlare col tale. Sembra un dejavu, qualcosa di già visto. E ritorna alla memoria quel capo ultras serbo – un tale Ivan il terribile, come ribattezzato per l’occasione – che fece saltare la partita di qualificazione agli europei del 2012 Italia – Serbia che infatti terminò con una vittoria a tavolino per gli azzurri. Ed anche in quell’occasione ci volle una delegazione di calciatori della Nazionale serba per cercare di riportare tra i propri irrequieti sostenitori la tranquillità.

E’ vero che in situazioni del genere è giusto cercare di risolvere le criticità nel modo più idoneo per evitare complicazioni di sorta e per garantire l’incolumità di centinaia di persone, ma è anche vero che uno Stato (e non uno stato) deve intervenire in maniera decisa, lanciare un segnale che funga da monito per i trasgressori e da speranza per quelle centinaia di tifosi che volevano soltanto godersi la finale di Coppa Italia cercando di sostenere la propria squadra del cuore con il semplice caloroso tifo. Un intervento deciso lo si doveva a loro, lo si doveva a chi si trovava coinvolto proprio malgrado in questo schifo di episodi, lo si doveva ai bambini presenti, che stupidi non sono e sanno riconoscere un comportamento che deve essere condannato. Qualche bambino avrà compreso il contrario.

Tutto ciò col rischio di far passare il pericolosissimo messaggio che tutto si può e nulla si può fare per evitarlo. Ma, d’altronde, “qui siamo in Italia“, ce lo insegnano pure gli scafisti egiziani che se la ridono dello stato italiano. Per cui, a quanto pare, il messaggio è arrivato forte e chiaro.

§§§§

P.S.: appare appena il caso di precisare che un intervento deciso da parte dello Stato non prescinde dal rispetto delle regole da parte di chi dello Stato è uno strumento, un tutore della legge. Perché lo Stato, anche di fronte ad un criminale, non deve diventare criminale esso stesso. Un plauso, in un momento così delicato per le vicende che riguardano le forze dell’ordine e gli abusi che hanno interessato le condotte di alcuni di loro, a tutti quegli operatori di polizia che svolgono il loro dovere con abnegazione e che di fronte a sputi, pugni, calci e bastonate, rispettano le regole e non degradano la propria persona al livello dei criminali che devono fronteggiare. Ce ne sono tanti ligi alle regole, che prendono le “botte” per garantire i diritti e la sicurezza dei cittadini per bene e che si umiliano nel rischiare la propria vita anche per una banale partita di calcio.  A loro, grazie.

coppa italia

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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