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L’autodeterminazione dei popoli e la Lega Nord: cattiva interpretazione o volontà nel dire il falso?

Come demolire e piegare alla causa della "Padania" e della Lega Nord un principio generale di diritto internazionale come l'autodeterminazione dei popoli.

Di Duccio

30 settembre 2011. Chi può dimenticare le parole dell’allora ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, leghista, che, rispondendo all’esortazione del Presidente Napolitano a rispettare l’unità del Paese a fronte di alcune manifestazioni leghiste, fece riferimento – snaturando – ad un nobile principio generale di diritto internazionale, l’autodeterminazione dei popoli, in riferimento alla “Padania”.

In particolare, Napolitano si riferiva all’assurdità dell’ambizione secessionista della Lega Nord e all’inesistenza del popolo padano e saggiamente ha richiamato la Costituzione, la realtà del contesto socio-politico-economico e un precedente storico (il Movimento Indipendentista Siciliano):

Quello che si sente è spesso un incoraggiamento ridotto al minimo anche dal punto di vista dell’espressione verbale, grida che si elevano in quei prati in cui non c’è il popolo padano, ma una certa parte del corpo elettorale. Che ha scarsa conoscenza di alcune cose, tra cui l’articolo 1 della Costituzione, “La sovranità appartiene al popolo”, ma si dimentica quello che viene dopo la virgola, e cioè che si esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione. Non esiste una via democratica alla secessione.

Ho avuto modo di dire che la secessione è fuori dalla realtà e fuori dal mondo d’oggi, e appare grottesco oggi pensare a uno stato Lombardo-Veneto che competa con la Cina, la Russia, gli Stati Uniti. Mi pare che il livello di grottesco sia tale da fare capire che si può strillare in un prato ma non si può cambiare il corso della storia.

In passato, un leader separatista fu arrestato. Nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile.

L’allora ministro della Repubblica non fece attendere la fiera risposta, tirando fuori l’autodeterminazione di popoli:

Napolitano è sempre molto saggio ma fa finta di dimenticare il diritto universalmente riconosciuto alla autodeterminazione dei popoli. Il presidente poi sa bene che la Lega da oltre 20 anni è garanzia di democrazia.

Gli fa subito eco l’Europarlamentare leghista Mario Borghezio, che invece tiene a precisare l’esistenza della “Padania”, sostenendo quindi il pensiero di Calderoli:

Il presidente Napolitano sembra collocarsi molto stranamente tra i nemici della libertà. Sappia che noi padani siamo pacifici ma che molti di noi sono pronti ad affrontare la prigione pur di difendere l’ideale di libertà della Padania.

11 ottobre 2011. Lo stesso Calderoli, ancora più convinto della corretteza della sua interpretazione, ribadì l’autodetrminazione dei popoli della “Padania” come alternativa ad una eventuale fallimento della riforma sul federalismo.

Ottobre 2012. Anche Roberto Maroni, fino a poco tempo fa ministro dell’Interno, ha parlato di autodeterminazione delle regioni del Nord:

La strada per l’indipendenzaanche per le regioni del Nord deve passare per l’autodeterminazione. La strada da battere non e’ quella della rottura istituzionale, della secessone o della lotta armata (…) un processo di riforma costituzionale, come in Catalogna o Scozia. Noi sosteniamo le ragioni di chi chiede di rispettare le proprie identita’. La Catalogna vive una realta’ diversa dalla nostra, ha legami di lingua che noi non abbiamo: il nostro e’ un legame culturale, storico e socio-economico

Un vero e proprio mantra questa autodeterminazione dei popoli per i leghisti (che a momenti sostituisce il caro vecchio ed ora rauco “Roma ladrona!”).

Ma, in tutto questo, una domanda sorge or spontanea: cos’è l’autodeterminazione dei popoli? Un principio generalmente riconosciuto e rispettato (o meglio, fatto rispettare) dalla generalità degli Stati. Ma il contesto in cui l’ex ministro lo utilizza è frutto di un grossolano errore capace di ingenerare dubbi per i “non addetti ai lavori”.

Per autodetermianzione dei popoli si intende il diritto di ogni popolo a scegliere liberamente la propria situazione politica e perseguire liberamente il proprio sviluppo socio-economico e culturale. Più semplicemente, il diritto di ogni popolo a farsi Stato quando lo stesso popolo è soggetto a dominazione straniera o razzista. L’autodetrminazione dei popoli è affermata in tutta una serie di risoluzioni dell’Assemblea delle Nazioni unite e nella Carta dell’Onu. Tale diritto è particolarmente importante, tanto da permettere l’uso delle armi per il suo esercizio qualora impedito e da costituire un crimine internazionale  la sua violazione.

Ci sono due tipi di autodeterminazione: quella esterna, quando un popolo oppresso vuole essere riconosciuto come Stato autonomo e diverso da quello a cui formalmente appartiene, e quella interna, ossia il diritto di un popolo che vanta una propria storia, cultura e tradizione ad avere accesso alla vita politica e istituzionale dello Stato di appartenenza, il diritto ad essere rispettato come identità e a non essere discriminato, il diritto ad essere rappresentato in seno alle istituzioni. Il primo passo è l’autodeterminazione interna, quindi l’accesso della comunità-popolo nella vita pubblica dello Stato: solo quando non va a buon fine questo proposito, il popolo ha diritto ad autodeterminarsi “esternamente”.

E qui casca il leghista: come può rivendicare il diritto all’autodeterminazione un sedicente popolo con una asserita propria e incondivisibile identità che da anni è rappresentato da un partito che forma la coalizione di governo e che occupa un numero cospicuo di seggi parlamentari, quindi ampiamente rappresentato e addentrato nella vita (e nella sorte) politica del Paese? E come possono chiedere l’autodeterminazione due ex ministri, che per il fatto di essere stati tali dimostrano come questo fantomatico popolo oppresso sia più che rappresentato?

Ma il problema non si pone neppura, stando al fatto che di popolo, in questo caso, non si può parlare neanche col beneficio del dubbio. La Lega, inoltre, parla di autodeterminazione del “popolo padano” come se fosse l’unico referente dei cittadini italiani settentrionali, mentre è solo un partito indubbiamente rappresentativo che, però, si pone accanto ad altri partiti che riscuotono in quelle zone un considerevole consenso, partiti con vocazione nazionale e non territoriale. Affermare la presenza di una comune identità sulla base di una migliore condizione socio-economica rispetto a quella del resto dell’Italia è alquanto velleitario: stando a ciò, tutte le regioni economicamente più sviluppate di ogni Paese (perchè in ogni Paese ci sono territori più o meno sviluppati) potrebbero dar vita a processi di autodeterminazione finalizzati alla secessione. Ma ciò non accade, per un particolare di precipua importanza: l’identita comune è quella linguistica, culturale e storica. Non mi sembra che al nord si parli una lingua diversa da quella italiana (la differenziazione dei dialetti è normale, come in ogni altro Paese e al nord non sembra che esista un unico dialetto, bensì diversi), non mi sembra che culturalmente nord e sud siano così distanti (la storia culturale italiana interessa tanto il nord quanto il sud, con reciproche influenze – un esempio per tutti: il Dolce stil novo è sorto sul solco tracciato dalla Scuola poetica Siciliana), così come non mi sembra che storicamente nord e sud non abbiano mai avuto delle connessioni rilevanti ancor prima dell’Unità (affermarlo significarebbe falsificare la storia, a prescindere dalle recondite proposte in salsa federalista di Camillo Benso in tempi pre-unitari, mai attuate o prese seriamente in considerazione).

Un caso storico, poi, spiega l’autodeterminazione dei popoli nel suo concreto atteggiarsi.   Il Québec, una provincia francofona canadese che vanta 7 milioni e mezzo di abitanti (quella blu nell’immagine accanto), avanzò pretese di secessione sulla base di una propria identità linguistica e culturale (in questo caso esistente e riconosciuta!) diversa da quella del resto del Canada. La Corte Suprema canadese riconobbe che gli abitanti del Québec costituivano, effettivamente, un popolo proprio in virtù di una evidente e comune identità linguistica e culturale, ma allo stesso tempo non riconobbe il suo diritto all’autodeterminazione esterna (la secessione e la formazione in Stato autonomo) in quanto non si trattava di un popolo oppresso (il Québec godeva di un’ampia autonomia assimilabile a quella di uno stato, era retta da un Primo Ministro assimilabile in parte ad un capo di stato, la sua identità era  riconosciuta dalla legge, la lingua francese era riconosciuta come lingua ufficiale della provincia) e l’autodeterminazione interna era integralmente compiuta e garantita (il Québec era pienamente rappresentato a livello centrale e quindi partecipava attivamente alla vita politica canadese).

Come si può notare, non sono affatto semplici le dinamiche del diritto all’autodetrminazione, in quanto, come ogni diritto, soggetto a condizioni precise per il suo effettivo esercizio.

Ecco come, purtroppo, un concetto di una certa rilevanza viene snaturato e ridotto ad un grossolano strafalcione foriero di errati messaggi, con la complicità dei mass media poco inclini a correggere il tiro sbilenco.

Infine, una domanda preme la curiosità: i rappresentanti della Lega che parlano di autodeterminazione dei popoli lo fanno perchè hanno interpretato erroneamente il concetto o perchè vogliono ungere di maestà giuridica una pretesa che non trova alcun tipo di fondamento? Concediamo il beneficio del dubbio, confidando, data la complessità del concetto, in una errata interpetazione.

Mi sembra oggettivamente consono (e a mio avviso doveroso) concludere citando l’art. 5 della Costituzione della Repubblica italiana: “La Repubblica, una e indivisibile..”. Nel bene e nel male, visti i tempi che corrono.

 

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

6 Responses to “L’autodeterminazione dei popoli e la Lega Nord: cattiva interpretazione o volontà nel dire il falso?” Subscribe

  1. Eleonora 21 gennaio 2013 at 12:46 #

    Chiarissimo e ben fatto questo post! Lo so, non è esattamente recente, ma mi interesso di politiche linguistiche e ci sono capitata facendo una ricerca su lega nord e autodeterminazione!
    Ciao, Eleonora

    • Duccio 22 gennaio 2013 at 00:31 #

      Ciao Eleonora, mi fa piacere che l’articolo risulti chiaro.
      Se ti interessa restare aggiornata con gli articoli pubblicati nel Blog, puoi andare sulla pagina fb ad esso dedicata creata da pochissimo.
      Sotto ti metto i links.
      http://www.facebook.com/pages/Liberaopiniosocial

  2. Gabriele 19 novembre 2012 at 23:27 #

    Beh che dire, trovo questo Blog molto interessante e non solo.
    Mi complimento con Duccio e proseguo con il mio commento.

    Io non credo che persone cosi illustri non conoscano il reale significato dell’autodeterminazione dei popoli, io se posso dare la mia opinione credo che sfruttino l’ignoranza della gente, (una cosa che non smetto mai di dire a “malincuore” è che l’Italiano medio è fondamentalmente ignorante), ne ho avuto una conferma quando Bossi ha “Preso in prestito” diversi milioncini dal partito (alla faccia di ROMA LADRONA) per scopi molto personali piu che Padani…e nonostante cio la gente continua ad avere fiducia in quest’uomo…

    Io non capisco come in Italia sia possibile l’esistenza di un partito che ha come primo pensiero l’odio dell’Italia.

    • Duccio 20 novembre 2012 at 00:25 #

      Ti ringrazio per i complimenti e sono ancor più contento che l’attività del Blog (ancora parecchio circoscritta) si dimostri interessante per i lettori.
      Personalmente, concederei il beneficio del dubbio visto che si parla di concetti abbastanza complessi. Anche se la ripetitività con cui esce fuori in maniera inopportuna rievoca un saggio adagio: errare è umano, perseverare è diabolico.
      Beh, sul ROMA LADRONA…a quanto pare il latrocinio non è più di stile prettamente romano. Come se fosse mai stato solo romano, questo stile..
      Sul motivo per cui in Italia è ammesso un partito anti-italiano, vedi la risposta a Francesca 1985 (sotto)

  3. Francesca 1985 19 novembre 2012 at 21:28 #

    ih ih ih ih ih ih ih non so se ridere o versare lacrime per questi personaggi.
    E’ assurdo come l’Italia dia spazio a partiti e a persone
    A-Italiane, io gli concederei la possibilità di crearsi uno stato con divieto di mettere piede in Italia

    • Duccio 20 novembre 2012 at 00:09 #

      Potrebbe essere un’idea, ma bisognerebbe stare attenti affinchè non eludano i confini e quindi servirebbe un muro di cinta: ma in periodo di tagli e di crisi, la manovalanza e l’occorrente costa parecchio! Ovviamente si scherza e si cerca di sdrammatizzare.. Come ho detto, non è questo il pensiero comune a tutti i cittadini settentrionali..fortunatamente!
      L’esistenza di un partito “a-italiano” è dato dal fatto che l’Italia non è una democrazia “protetta”, cioè non c’è un controllo sui fini dell’associazionismo, ma sui mezzi (a differenza di quello che avviene in Germania, una democrazia “protetta”, in cui è presente un forte controllo sui fini dell’associazionismo oltre che sui mezzi). Ovviamente, le democrazie “non protette” garantiscono margini di libertà più larghi ma allo stesso tempo rischiano: in un certo senso, un partito può avere ideologie totalitarie e portarle avanti, purchè utilizzi e rispetti i mezzi democratici per fare ciò (campagna politica nel rispetto delle regole, partecipazione alle elezioni per raggiungere il governo del paese…). Ecco perchè la Lega Nord trova spazio nella nostra realtà politica, in quanto il fine è perseguito nel rispetto dei mezzi democratici, manifestazioni e prove secessioniste a parte (anche se in passato ci sono state delle questioni sull’utilizzo di quelle divise verdi e sulle modalità organizzative, in quanto la Costituzione vieta – art. 18 – il perseguimento di uno scopo politico mediante organizzazione di carattere militare).
      Come dire: in democrazia, tutti trovano spazio, ed è giusto che sia così. Sta ai cittadini comprendere e, ponderatamente, scegliere.

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