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Inaspettatamente Benedetto XVI abdica dal trono pontificio

Inaspettatamente, Benedetto XVI annuncia la sua abdicazione (il settimo nella storia). La sua dichiarazione nell'ambito del Concistoro e gli inevitabili effetti.

Inaspettatamente, Benedetto XVI annuncia la sua abdicazione (il settimo nella storia). La sua dichiarazione nell’ambito del Concistoro e gli inevitabili effetti.

di Duccio

“Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.”

Così il Sommo Poeta fiorentino introduce la figura in cui gli studiosi hanno riconosciuto Celestino V, al secolo Pietro del Morrone, il monaco eremita che nell’agosto del 1294 venne incoronato quale Vescovo di Roma.  Ma nel dicembre dello stesso anno, Celestino V abdicò da una posizione che sin dall’inizio aveva accettato con riluttanza. La bolla che preparò per l’occasione recitava questo:

“Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale”.

Sino ad oggi, l’abdicazione del Celestino V ha rappresentato il caso storico più celebre (il quinto) di adicazione di un pontefice anche a ragione della sua citazione. Sino al 2013, nel febbraio in cui papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Aloisius Ratzinger, annuncia la sua abdicazione che sarà ufficializzata il 28. Il settimo papa ad abdicare. Questa la sua dichiarazione nell’ambito del Concistoro da Lui convocato

“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro (…) in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.”

Le due dichiarazioni sono simili nel contenuto (l’abdicazione), ma si differenziano nelle cause. Benedetto XVI imputa tale scelta ad un venir meno del corpo a causa delle 85 primavere e non alla tranquillità perduta come traspare dalla bolla di Celestino V. Nessun parallelismo si vuole fare tra le due figure e il riferimento a Celestino V si deve soltanto alla risonanza avuta dal suo gesto, al pari di quello di Benedetto XVI.

Sicuramente nessuno se lo aspettava, nonostante dal suo viso, già da tempo, traspariva una certa stanchezza mista a preoccupazione così come dalla sua voce ormai trascinata. Sicuramente è stato protagonista di un Pontificato che a definirsi “turbolento” si vuole usare un eufemismo.

Sin dai suoi primi passi al soglio pontificio, si cominciarono ad insinuare strani fatti: la sua nazionalità tedesca l’ha reso bersaglio dei detrattori che lo cominciarono ad additare come una ex SS, oppure un appartenente alla Gioventù Hitleriana. Voci e rumors fin troppo velleitari e malamente conciati che, infatti, vennero smentiti anche con una certa facilità (basti pensare alle fantomatica foto in cui si esibisce nel saluto nazista: in realtà si trattava solo di una parte dell’originale foto che lo rappresentava con le mani alzate intento a celebrare).

Ma se il gossip non ha inciso, sicuramente un segno duro a sanare è stato lasciato dal più grande sfacelo che la Chiesa ha conosciuto: il vergognoso fenomeno della pedofilia dei sacerdoti, una vicenda che grida vendetta. Ha incontrato quanti più possibile vittime di tali abusi, ha chiesto loro in lacrime perdono, ha ascoltato, ha voluto “vederci meglio”, condannado anche quei 50 preti della Chiesa d’Irlanda che tra il 1940 e il 1980 hanno abusato di 2500 bambini. Una posizione dura e ferma, asserendo come tali fatti “devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore e hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa. Chiedo a tutti voi di assistere i vostri Vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male. Le vittime devono ricevere compassione e cura, e i responsabili di questi misfatti devono essere portati davanti alla giustizia”. Molte colpe sono state mosse al Papa quando, invece, la responsabilità era da attribuire a taluni vescovi resisi sordi e cechi, i responsabili  diretti di ciò che accade nelle loro diocesi. Un silenzio che, come in questo caso, è capace di uccidere.

Per non dimenticare il giallo di cui è stato inconsapevole interprete, dove a commettere il delitto è sempre il maggiordomo: quel caso Gabriele che spifferava qualsiasi cosa per innescare qualche prezzolato “rumor”. Un Gabriele graziato da Benedetto XVI, un finale decisamente originale e mai contemplato fino a questo momento neanche dai più originali giallisti. E quella notizia di dodici mesi fa in cui si affermava che il papa sarebbe morto tra 12 mesi (in questo febbraio, quindi).. Non è morto, ma ha abdicato.

E poi tutta una serie di voci, inevitabilmente stimolate dalla volontà di comprendere cosa ci sia dietro ad una scelta di non poca importanza, arrivando anche a presunti scandali finanziari (ancora non provati e quindi nè da confermare nè tanto meno da escludere) che coinvolgono il Vaticano.

Ciononostante, non ci si può che attenere alla motivazione ufficiale, l’età, un’età che osta con gli impegni che il ministero petrino richiede, come si legge dalle sue dichiarazioni. Allora non può il pensiero non volgere a Giovanni Paolo II che, nonostante i gravi acciacchi, ha tenuto duro sino all’ultimo estremo momento. Ma l’ufficialità della motivazione è questa. Altro non ci è dato (almeno per ora).

Ma forse, in una visione sia cattolicamente orientata che laica della vicenda, ciò che colpisce di questa clamorosa decisione è, poi, l’impatto su un certo ordine mentale e sistemi di (poche) certezze che inevitabilmente diventano parte del nostro agire e del nostro pensare. Un papa che si “dimette” (erroneamente parlando) è una nota stonata nelle costruzioni sociali in cui siamo abituati a vivere e costruire allo stesso tempo. Come se qualcosa non voglia proprio tornare. Sia il credente (ragionevolmente più sensibile all’argomento), sia il non credente e chi propugna altre fedi (con le dovute e logiche differenze e proporzioni di sorta) non può non provare una sorta di squilibrio,  anche momentaneo e subito passeggero, alla notizia di un papa che abdica. Una notizia dalla intrinseca portata destabilizzante di una serie di certezze quantomeno storiche. Del resto, la figura del papa è stata sempre riferimento di qualcosa di duraturo, come lo dimostra quell’adagio “ad ogni morte di papa”, per indicare un avvenimento eccezionale che non si ripete di continuo. Ma ai tempi dell’incertezza diffusa, tale proverbio regge ben poco. Ed anche i papi fanno quel “passo indietro” tanto in voga nella nostrana politica odierna.

C_2_fotogallery_1017672__ImageGallery__imageGalleryItem_0_imageDato ciò, non ci resterà che aspettare il verdetto delle elezioni politiche insieme alla fumata bianca a seguito della deliberazione del Conclave, in un obbligato misto tra sacro e profano. Anche se quel fulmine immortalato da un fotografo lo stesso giorno della notizia di abdicazione del pontefice, forse, ha dato testimonianza di un verdetto Altro. E non sono mancati i riferimenti ad alcune profezie..

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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