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Trovati un hobby: crea un partito!

La strumentalizzazione del partito politico: e fu così che chiunque fondò un partito. E quanti "chiunque"!

di Duccio

Ormai le attività ricreative sono tra le più varie, trovare un hobby congeniale alle proprie caratteristiche non è certo impresa ardua: non c’è il rischio di annoiarsi nel tempo libero, qualcosa da fare la si trova. E tra queste attività, spicca una più di ogni altra in quanto distende i nervi, aiuta a socializzare ed è il miglior metodo per piazzare il proprio bel faccino su qualche pagina di giornale o su qualche fotogramma in tv: fondare partiti politici.

Un partito politico è una associazione con finalità politiche, quindi ha come obiettivo primario la condivisione di idee comuni che poi dovrebbero trovare una realizzazione nell’amministrazione di una determinata realtà territoriale e sociale. Ma pare proprio che il fine non sia solo quello eminentemente politico, perchè dar vita ad un partito comincia a diventare un collaudato strumento polivalente: affermare la propria personalità, creare un piccolo “fortino” privato per fini vari ed eventuali, oppure per acquistare (tristemente) una notorietà ormai assopita.

Basta dare una veloce scorsa a qualche giornale o gettarsi in un distratto zapping per vedere come tutti, ma proprio tutti, hanno a cuore le sorti del nostro povero Paese e per questo sono pronti anche a metterci personalmente la faccia. Letteralmente.

Come non provare ammirazione per il partito che Flavia Vento vuole fondare e che vanta come obiettivo principale la liberazione degli animali dalla cattività degli zoo. Impossibile non cogliere quell’impeto di patriottismo del movimento politico di Emilio Fede, fondato all’indomani dell’ “arrivederci” rivoltogli da Mediaset. E come non cogliere il senso dello Stato di chi dà vita a vere e proprie diaspore, appartenendo già ad un partito, per creare nuove partiti.

Sia ben chiaro: organizzare un partito politico rientra nel libero associazionismo sancito e consacrato, giustamente, dalla Costituzione della Repubblica. Ma non si dovrebbe perdere di vista qual è la finalità primaria di un partito politico: partecipare alla competizione elettorale e amministrare (in caso di esito positivo delle elezioni, è scontato). Già, amministrare. E non certo gli interessi privati! E proprio questo piccolo dettaglio dovrebbe rappresentare un naturale freno alle ambizioni dei singoli, in particolare dovrebbe costituire un valido deterrente per tutte quei “signori” che appartengono già al panorama politico italiano, troppo inclini a cercare uno spazio da protagonisti e pronte ad allestire un partito come si fa con una vetrina il giorno dei saldi, sprezzanti e noncuranti della crisi (di valori, prima ancora che economica) tanto usata come vessillo per inopportune campagne politiche.

Perchè non provare nuovi strumenti e adoperare diversi e più congrui metodi per cercare di lasciare un segno, piuttosto che strumentalizzare un partito? Ad esempio, un metodo apprezzato potrebbe essere l’amministrare con correttezza, con disinteresse, con rispetto per i cittadini, con onestà (con le tasche più leggere..). Forse, anzi  sicuramente questo modo di operare non imprimerà un volto su manifesti, su articoli di giornali, su inutili fotogrammi, ma lascerà sicuramente un segno indelebile nella memoria dei cittadini. L’immagine scompare, la testimonianza di quanto fatto rende immortali. In positivo ed in negativo.

In fondo, la strumentalizzazione dei partiti politici cos’è se non il riflesso del malcostume politico che si è affermato negli ultimi anni? Se la politica è divenuta cura di interessi particolari, fonte di guadagno ed impunità, i partiti non sono che il veicolo per entrarvi, delle funzionali rampe di lancio.

E in tutto questo, c’è chi ancora parla di “destra”, di “sinistra” e di “centro”.

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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