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L’Italia brucia tra disegni di legge ad personam, contra personam e cospirazionismo

Tra disegni di legge ad personam, contra personam e cospirazionismo non si comprende come si deve sperare per il meglio. E tutti gli schieramenti politici hanno messo il proprio, nessuno escluso.

Tra disegni di legge ad personam, contra personam e cospirazionismo non si comprende come si deve sperare per il meglio. E tutti gli schieramenti politici hanno messo il proprio, nessuno escluso.

Di Duccio

Roma bruciava e Nerone cantava e suonava la cetra. L’Italia brucia e i politici se la cantano allegramente sulle note di disegni di legge aspramente cacofonici. Però, mentre il primo evento storico è ampiamente discusso e rivalutato – stando che gran parte degli storici ha confermato che l’imperatore ha prontamente organizzato squadre di pompieri per intervenire -, il secondo è quanto mai veritiero e inconfutabile. Ma forse è una esagerazione: dopo tutto, rientra nella normalità proporre disegni di legge che hanno come destinatari alcune precise persone e argomentare su varie teorie del complotto. Perché bloccare i processi sulla base di discutibili presupposti, precludere l’ingresso in Parlamento a chi ha fatto volatizzare d’un tratto un bel po’ di voti o eliminare il concorso esterno in associazione mafiosa in un paese dove la mafia costituisce un potere che si contrappone (?) allo Stato sono tutte iniziative lodevoli per porre rimedio all’emergenza lavoro e scongiurare gli effetti della crisi. Come non accorgersi della necessità di questi interventi!

Il disegno di legge dagli onorevoli Zanda e Finocchiaro, volto ad impedire l’ingresso in Parlamento ai movimenti come lo si può interpretare se non come la soluzione per togliere di mezzo quel Movimento pentastellato di grilliana-casaleggiana memoria che tanti voti ha distolto dalle mani di un Partito democratico sempre più in caduta libera. Invece di fronteggiare questa occorrenza con le armi della buna politica (le più efficaci, visto la disarmante avventura dei grillini testimoniata dagli esiti poco incoraggianti delle ultime amministrative), si pensa bene di bandirli per legge. Ma non con una legge qualunque,  bensì con una legge del tutto inutile e falsamente ricollegata ad una fantomatica attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, che si limita a sancire il diritto di tutti i cittadini di associarsi liberamente in partiti ponendo come solo limite il metodo democratico nel concorrere, ossia vietando l’utilizzo della violenza o della intimidazione o di ogni altra cattiva pratica nel concorrere a determinare la politica nazionale. Nulla di più. Inoltre, si è fatto leva sulla necessità di garantire la democraticità interna dei partiti: peccato che non è prevista dalla Costituzione, accontentandosi del metodo democratico (campagna politica nel rispetto delle regole, partecipazione alle elezioni per raggiungere il governo del paese…) per concorrere. La previsione di una democrazia effettiva interna aio partiti potrebbe anche essere apprezzabile, ma il tempismo ha un suo valore.

Che dire poi di un disegno di legge firmato da Guido Campagna del gruppo Autonomie e Libertà (ma eletto tra le file del Pdl) per la riduzione della pena per il peccatuccio veniale di concorso esterno in associazione mafiosa? I più maligni potrebbero pensare al rovinoso pellegrinaggio giudiziario di Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia e – per la sentenza della Corte d’appello di Palermo che l’ha condannato a sette anni di reclusione – tramite tra Cosa Nostra e Silvio berlusconi. Ma che il provvedimento puzzasse fin troppo di zolfo era ben chiaro anche al Pdl, tanto che il capogruppo al senato Renato Schifani non solo si è dissociato da «un testo di legge che non fa parte del programma del PdL e che il senatore ha presentato a titolo personale», ma ha anche «invitato personalmente il senatore Compagna a un tempestivo rinvio del testo, ricevendone rassicurazioni in tal senso». Se non altro, una dimostrazione di decenza: della serie, quando è troppo, è troppo. Il senatore Campagna decide di ritirareil disegno di legge per non «creare problemi all’alleanza Pd-Pdl». In un Paese in cui si indaga su una presunta (presunta?) trattativa Stato-mafia, c’è chi si permette di proporre certe blasfemie e poi ritirarle sulla scorta di sole ragioni politiche. A quanto pare il fondo non lo abbiamo ancora raggiunto.

E per completare la terna perfetta, il disegno di legge sulla sospensione dei processi a causa dei pubblici ministeri “politicizzati” presentato dal discusso e mal voluto presidente della Commissione giustizia Nitto palma. Si vuole introdurre la sospensione di sei mesi per i processi in cui in pubblici ministeri sono «passibili di azione disciplinare da parte del Guardasigilli e del Procuratore generale della Cassazione» per «dichiarazioni che, per il contesto sociale, politico o istituzionale in cui sono rese, rivelano l’assenza dell’indipendenza, della terzietà e dell’imparzialità richieste per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali». Sembra che l’articolo 105 della Costituzione (sempre Lei!) qualcuno lo dovrebbe andare a leggere: infatti, le azioni disciplinari a carico dei magistrati spettano al Consiglio Superiore della Magistratura. Alquanto curioso che la valutazione sulla “politicizzazione” dei pubblici ministeri sia stata posta tra le competenze di un organo anch’esso politico come il Ministro della Giustizia: si chiede ad un organo politico appartenente al Governo, espressione di una data area politica, di valutare obiettivamente se il pubblico ministero sia “politicizzato”. Forse qualcosa non torna, al solito: fini potenzialmente condivisibili perseguiti nei modi e nei tempi sbagliati. Il tempismo non è una dote di comune dominio.

E in tutto questo, c’è chi porta in Parlamento le teorie della cospirazione sul signoraggio bancario, sui poteri forti che condizionano la nostra vita e sulla presunta insidia del Mes, tutte informazioni così segrete e taciute che, casualmente, possono essere tranquillamente consultate in qualsiasi sito web (da notare come tutti stanno diventando esperti di economia e fini interpreti di meccanismi che sfuggono a tutti, ma proprio a tutti). Dai siti web al Parlamento per il tramite dell’on. Carlo Sibilia, MoVimento 5 Stelle, lo stesso che, leggendo male ed interpretando peggio l’articolo 24 della Costituzione, affermava che la fiducia non è necessaria per governare (peccato che l’articolo comincia dicendo “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere”). Il suo video è pubblicizzato ovunque, a volte con toni di encomio, altre con sonori fischi: de gustibus!

Pare, però, che i disegni di legge siano stati accantonati. In fondo, la decenza di tanto in tanto prevale. Ora si aspettano le paventate riforme entro i 18 mesi. Sperando che possano prescindere da tutto ciò che, in questo momento, non serve all’Italia e al suo Popolo.

nerone

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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