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Un nome in odore di umiltà e servizio per una svolta: Papa Francesco

Un nome insolito sino ad oggi per un pontefice, che porta con sé il ricordo e l'esempio fatto di umiltà e di servizio del monaco d'Assisi: papa Francesco. Che sia la svolta? Lo si spera

Un nome insolito sino ad oggi per un pontefice, che porta con sé il ricordo e l’esempio  fatto di umiltà e di servizio del monaco d’Assisi: Papa Francesco. Che sia la svolta? Lo si spera

di Duccio

E la fumata bianca arriva alla seconde del Conclave. Dieci, in particolare, i nomi che vengono ripetuti un po’ dappertutto per indicare i papabili. Ma ecco che, come un giallo che si rispetti, l’indiziato della decima pagina non è mai la persona giusta: è l’italo-argentino Jorge Mario Bergoglio l’inaspettato nuovo Vescovo di Roma, Papa Francesco.

E che fosse inaspettato lo dimostra quell’istante di smorzato entusiasmo dei tanti ad aspettare il prosaico “habemus Papam” quando il nome del cardinale Bergoglio non rispondeva ai tanti nomi che sono circolati dall’11 febbraio. Una perplessità spezzata dalla compagine sudamericana.

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Come inaspettato, del resto, il nome: Francesco. Impossibile negare alla mente l’accostamento al Santo patrono d’Italia, Francesco d’Assisi. Si mostra al popolo una figura marmorea, tesa, visibilmente divorata dall’emozione. Una rigidità non facilmente interpretabile dagli astanti, fino a quando esordisce nel modo più composto e normale che esista: salutando con semplice “Fratelli e sorelle, buona sera”. E viene meno ogni indugio.

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Esordisce con semplicità, con pacatezza, nelle sue parole nessuna pompa magna. Si rivolge con la semplicità che caratterizza il suo vissuto. Perché oggi, vista l’involuzione dei tempi, fa notizia un vescovo appellato come il “vescovo dei poveri” dai suoi sostenitori, che nei convegni si reca “camuffato” da comune sacerdote, un vescovo che visita i carcerati, un vescovo che rifiuta di vivere all’interno del vescovado e vive in un’appartamento dove si prepara da mangiare con le proprie mani, un vescovo che usa i mezzi pubblici, un vescovo che ha bisogno di essere convinto per accettare creazione cardinalizia (l’ha voluto tale Giovanni Paolo II). E se questo fa notizia, un vero e proprio scandalo, in un’ottica di straniamento di verghiana memoria, un Papa che rifiuta la croce d’oro preferendo quella di ferro indossata da quando fu consacrato vescovo, un Papa che allontana la mozzetta di velluto ed ermellino, un Papa che vuole pagare quanto dovuto per la sua permanenza nell’albergo che lo ha ospitato durante i lavori del Conclave, un Papa che ha preferito il pulmino per il rientro alla Domus Santa Marta e che ha rifiutato l’auto sontuosa a lui riservata preferendole una berlina, un papa che riduce la sua scorta ad una sola volante. Un Papa che china il capo verso i fedeli.

Non è solo un nome scelto tra tanti (d’altronde non lo è mai): Francesco è un programma, un invito/ordine alla dovuta umiltà. Nonostante non fosse di estrazione francescana ma gesuita, Jorge Mario Bergoglio è il primo pontefice a scegliere di introdurre nella storia il nome Francesco tra quelli dei Vescovi di Roma. Quasi a voler introdurre quella regola di umiltà e servizio inaugurata dal Frate nel 1209. Un nome che emana umiltà, quella del Poverello d’Assisi, un’umiltà adesso più che mai invocata da ogni dove. Perché la Chiesa non dovrebbe essere accostata al lusso, non dovrebbe essere accostata alla finanza, non dovrebbe essere accostata ai misteri irrisolti, la Chiesa non dovrebbe avere nulla a che fare col riciclaggio di denaro. Non è il riformismo, piuttosto un ritorno all’umiltà il primo passo per redarguire un’andazzo che a più riprese ha avuto poco di esemplare ed edificante. Una sferzante umiltà e il servizio come rimedio e cura per i tanti scandali che avvolgono la Chiesa ormai da tempo.

Non si vuole additare i pontificati precedenti come lontani dall’umiltà a causa dei pontefici, piuttosto una situazione che si è venuta ad affermare col tempo anche a causa di persone che si sono lasciate coinvolgere dalla posizione acquisita, dal prestigio. E per invertire la rotta, forse serviva davvero scegliere il Papa “dalla fine del mondo”.

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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