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Un governo di larghe intese: forse un ritorno alla responsabilità? (Rubrica Elezioni politiche 2013 – #11)

Dopo anni di contrapposizioni tra maggioranza celatamente dispotica e opposizione inutilmente ostruzionista, un governo di larghe intese che coinvolge tutti quelli che si sono messi a disposizione. Dopo i buoni propositi ed i giusti presupposti, si attendono i fatti..

Dopo anni di contrapposizioni tra maggioranza celatamente dispotica e opposizione inutilmente ostruzionista, un governo di larghe intese che coinvolge tutti quelli che si sono messi a disposizione. Dopo i buoni propositi ed i giusti presupposti, si attendono i fatti..

Di Duccio

[articolo #11 della Rubrica Elezioni politiche 2013]

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Ci siamo. Dopo tribolazioni istituzionali e “cotanta speme”, l’Italia avrà un Governo. Perché francamente sembrava che non avessero ancora capito la gravità della situazione e, come accade quando le cose si tirano per le lunghe, avessero anche dimenticato il motivo per cui in febbraio si erano tenute elezioni. E forse quel “Re Giorgio” ha saputo come strigliare per bene i partiti, perché qualcosa si è mosso proprio nel solco del suo discorso di insediamento (su quelle che saranno le sue funzioni, si è detto già qui).

“Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora – nella fase cruciale che l’Italia e l’Europa attraversano – il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese”.

Dati i presupposti, non è da nulla che sia uscito un nome su cui sono convogliati i consensi, quello di Enrico Letta (abbassando vertiginosamente il dato anagrafico della Presidenza del Consiglio se si guarda agli ultimi tre presidenti – Romano Prodi, Silvio Berlusconi e Mario Monti). E finalmente è stato fatto quello che doveva esser fatto ormai da tempo: un governo di larghe intese, di accordo. In un momento difficile tutti devono mettersi in gioco “sporcandosi le mani”, tutti devono prendere le responsabilità delle scelte da cui, oggi più che mai, dipendono le sorti delle famiglie e dei giovani italiani. Non si può più giocare allo “scaricabarile”, perché ad oggi l’attribuire responsabilità solo ad alcuni (fine tecnica utilizzata sistematicamente da tutte le parti in gioco) non ha giovato a molto.

“Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non è possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell’opposizione”.

Imbarazzante gridare all’inciucio, patetico gridare allo scandalo e rifugiarsi in parole come “antipolitica” Ma d’altronde viviamo l’era in cui non è certo neanche il significato delle parole. Viviamo l’epoca in cui l’antipolitica viene percepita come la soluzione alla cattiva politica, senza però comprendere che l’antipolitica è proprio la cattiva politica ed urge ritornare alla politica quale unica soluzione. Viaviamo il periodo in cui l’accordo e la diplomazia, condizioni ineludibili per poter curare gli interessi di tutti giungendo a scelte condivise, vengono definite “inciucio”. Viviamo il momento in cui maggioranza viene intesa come dittatura e opposizione come ostruzionismo fine a se stesso, essendo invece la maggioranza solo la condizione temporanea di chi ha avuto un maggior consenso e l’opposizione l’attività costruttiva di chi deve evitare le storture di scelte autoreferenziali. La politica è cura degli interessi comuni, cura del bene comune: come si può pretendere di curarlo senza cercare una soluzione comunemente condivisa? In questo governo, dopo anni, maggioranza e opposizione collaboreranno, perché era impensabile praticare altre vie traverse. In condizioni diverse, si può ragionare in termini di maggioranza ed opposizione, ma non ora.

“Apprezzo l’impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta: quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento”.

C’è chi ha asserito (Beppe Grillo) che il 8 milioni di voti siano stati deprezzati, ma a ben vedere detto deprezzamento è l’effetto imputabile all’ostruzionismo e alla presunzione di chi non ha compreso cosa realmente ci andava a fare in Parlamento. Le urla e i proclami alle piazze, in politica la storia è diversa, perché è necessario collaborare, cercare le intese comuni per poter portare a casa quanto è stato promesso. Se la fiducia ad un governo Bersani era stato escluso in campagna elettorale, dare la fiducia ad un governo di ampie intese non avrebbe significato tradire gli elettori, specialmente se in quel governo si poteva portare anche qualche proprio rappresentante. Basti guardare alle forze politiche che compongono il nuovo governo: Partito democratico, Popolo delle libertà e Scelta civica. E non perché fossero le forze più simpatiche, ma perché sono quelle che hanno preferito la strada della diplomazia. Il Movimento 5 Stelle, in cui riversavano molte speranze sia gli 8 milioni di elettori sia chi non l’ha votato, ha perso l’occasione di poter partecipare a questo governo, acquistare un maggior peso decisionale e fare la politica descritta in quei punti programmatici che sono stati il loro cavallo di battaglia nella scorsa campagna elettorale. “Noi non ci mischiamo con loro”, in un momento di condivisione e di emergenza, significa autotrombarsi all’esame di maturità. Perché a nessuno dispiacerebbe un abbattimento dei costi della politica, a nessuno dispiacerebbe una soglia di 5 mila euro alle pensioni d’oro, a nessuno dispiacerebbe investire nell’energia alternativa, a nessuno dispiacerebbe un’accesso libero e gratuito alla rete (oggi indispensabile), tutte proposte che potevano essere poste su un canale preferenziale qualora fosse stato scelto l’accordo facendo parte del governo. O noi o loro? A questo punto, loro.

I propositi sono lodevoli, i presupposti ci sono, ma ora dal Governo delle larghe intese tutti attendiamo i fatti. Nessuno si aspetta miracoli dell’ultimo istante o soluzioni in tempi ristretti, ma tutti vogliono vedere che qualcosa si muove. E noi staremo qui ad attendere.

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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