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Caso Greta e Vanessa: il “riscatto” si paga oppure no? Tra polemiche e regole

In casi analoghi a quello di Greta e Vanessa, cosa dice l'ordinamento e la prassi internazionale sul "prezzo" della libertà? Il riscatto si paga o non si paga? Molto si è detto, ma poco è stato spiegato. Cose che sembreranno banali, ma è opportuno puntualizzare: perché, per principio, un riscatto a seguito di sequestro di persona non va pagato?

In casi analoghi a quello di Greta e Vanessa, cosa dice l’ordinamento e la prassi internazionale sul “prezzo” della libertà? Il riscatto si paga o non si paga? Molto si è detto, ma poco è stato spiegato. Cose che sembreranno banali, ma è opportuno puntualizzare: perché, per principio, un riscatto a seguito di sequestro di persona non va pagato? 

 

di Duccio

 

Che è impossibile credere alla clemenza degli jihadisti, ad un loro moto passionale per la libertà individuale, è dato certo. Così come è certo che abbiamo sborsato un cospicuo riscatto (a prescindere da ciò che inopportunamente ha dichiarato il Governo per bocca del suo ministro).

Però, è necessario comprendere il motivo che ha spinto tanti e tante a contestare la scelta di pagare il riscatto. Tuttavia, per comprendere la questione nei sui principi è necessario partire da un presupposto: che quello di Greta e Vanessa sia stato un vero sequestro e che le due, in ogni caso, fossero più che in buona fede. Con ciò non si vuole ammettere che le due siano state veramente sequestrate e neppure che il sequestro sia stato una messa in scena: si vuole solo porre un presupposto stabile, altrimenti ogni discorso sulla correttezza o meno del pagamento di un riscatto a seguito di sequestro di persona sarebbe irrimediabilmente condizionato da un giudizio di valore sulla vicenda.

Posto questo primo presupposto, è necessario porne un altro: nei casi di sequestro di persona a scopo di estorsione la legge vieta il pagamento del riscatto. Infatti, la legge permette che l’autorità giudiziaria sequestri i beni del sequestrato, del coniuge, dei parenti e degli affini e in alcuni casi di terzi e commette reato di favoreggiamento chi fa sì che il prezzo della liberazione della vittima venga pagato. A ciò va aggiunto che la prassi condivisa in ambito internazionale è la medesima, ossia il divieto di esaudire i sequestratori.

E’ bene comprendere che è fatto divieto di pagare il riscatto richiesto a seguito di un sequestro di persona perché ciò avrebbe un’ineluttabile conseguenza criminogena, aumentando concretamente e sensibilmente il rischio che condotte simili vengano reiterate con una certa serialità, concedendo un potere contrattuale non indifferente ai sequestratori.

Se il divieto è posto ai privati, figuriamoci allo Stato che il divieto lo pone. Altrimenti non solo si cadrebbe nel paradosso per cui allo Stato è consentito violare l’ordine pubblico che vuol garantire con i divieti, ma si discriminerebbe la vittima sequestrata dalla criminilatà “interna” rispetto a quella sequestrata dalla criminalità “esterna”, di fatto uguali se non è lo Stato a mandare nelle zone “calde” le proprie risorse umane.

Necessariamente fermo il secondo presupposto, ora abbandoniamo il primo, quello per cui Greta e Vanessa sarebbero state in buona fede. Se dovesse accertarsi la ricostruzione che da qualche parte sta prepotentemente emergendo, cioè che le due erano in combutta con gli jihadisti, si comprende benissimo la gravità della situazione (ma questa è un’altra storia e se ne parlerà in seguito).

In ogni caso le due non erano state mandate lì né dello Stato (come può accadere a chi presta servizio in alcuni reparti delle forze armate e dei servizi di intelligence) né collaboravano con organizzazioni internazionali: buona (colpa) o male fede (dolo), le due signorine con la loro inopportuna immatura ed avventata iniziativa hanno arrecato un danno allo Stato, agli italiani (lo Stato dispone delle somme che confluiscono tramite i flussi tributari, si comprenderà bene da dove si recupererà l’esborso..). Sarebbe il caso di riflettere veramente sulla possibilità di chiedere un risarcimento, come il nostro ordinamento civile prevede. Tacendo per adesso sulle conseguenze penali nel caso emergesse con certezza la ricostruzione filo-jihadista..

 


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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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