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Greta e Vanessa sono state liberate. Tuttavia, al netto della sterile diatriba sull’avvenuto o meno pagamento del riscatto, il Governo ha perso un’occasione per esortare, in ogni caso, alla responsabilità.

di Duccio

greta e vanessaGreta e Vanessa,  le due ventenni – partite per la Siria, stando ad alcune eloquenti ricostruzioni, per sostenere i combattenti islamici jihadisti anti-Assad – sequestrate dagli estremisti e rilasciate dopo 5 mesi.

Tralasciando l’inopportunità che due ventenni di propria sponte decidano di dare aiuto (a chi?) in Siria nel bel mezzo di una guerra civile e con l’impellente minaccia Isis/terrorismo che qualche testa già l’aveva mozzata, il nodo da sciogliere è uno: il riscatto è stato pagato? Certo che sì, non c’è spazio per alcuna discussione in merito. Diversamente opinando si dovrebbe pensare che il sequestro sia stato soltanto dimostrativo e con tanto di morale finale (della serie “possiamo farvi del male, ma a differenza di quel che pensate siamo dei gentiluomini”) oppure  che le due ventenni siano state loro malgrado le vittime di una candid camera durata cinque mesi.

Discutere sull’avvenuto o meno pagamento del riscatto (prescindendo dal fatto che tutto possa essere stato solo una messa in scena per permettere ai sequestratori di attingere finanziamenti) equivale a discutere sul sesso degli angeli. Senza ombra di dubbio il governo italiano… anzi, noi tutti abbiamo sborsato quanto richiesto dai sequestratori (12 milioni di euro) per la liberazione delle due imprudenti (o filo-jihadiste?), altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui dopo ben cinque mesi di sequestro, e senza aver subito violenza alcuna come da loro affermato, siano state riconsegnate. Nessun ragionevole dubbio resiste di fronte all’assenza di valide ipotesi alternative, senza dover ricorrere alle dichiarazioni dei sequestratori.

GentiloniPer questo non si comprende che significato abbiano le parole del ministro degli esteri Gentiloni, che nega ogni tipo di riscatto, parla di “ricostruzioni, a proposito di riscatto, prive di reale fondamento“, ribadendo che “l’Italia in tema di rapimenti si attiene a comportamenti condivisi a livello internazionale“, ma non offre alcuna spiegazione plausibile o quanto meno alternativa circa il rientro delle ragazze se non adducendo ad un insipido “gioco di squadra” tra le autorità interessate che, a dir suo, avrebbe permesso la loro liberazione. Invece di ricondurre la critica all’avventurismo delle due ragazze nella giusta dimensione (il “chi si metta nei guai si arrangi da sé” della Lega Nord e altre simili affermazioni di altri schieramenti politici, ancorché inopportune in una sede istituzionale, non sono prive di una logica di fondo), ha preferito affermare che considera “inaccettabile che qualcuno abbia detto che Vanessa e Greta se la siano cercata” senza nulla aggiungere. E appare irresponsabile e quanto mai avventato, stante le ombre sulle finalità del viaggio delle due ragazze, arrivare a dire che “l’Italia ha bisogno di questi cooperanti e di questi volontari“. Piuttosto che il discorso ecumenico intriso di perbenismo e di un’inopportuna dose di politicamente corretto, sarebbe stato più gradevole e soprattutto consono che un ministro ricordasse che le missioni umanitarie (nonostante pare che non ci sia nulla di umanitario nel viaggio delle due ragazze) vengono meticolosamente organizzate, coordinate e che, nonostante la complessa organizzazione, non sempre si concludono positivamente per i volontari preparati. Invece di porre un giusto e severo monito, il Governo per mezzo del suo ministro ha posto le basi per l’emulazione di due ragazze elevate, così, ad eroine. Le occasioni a volte son poche, ma quasi sempre si perdono. Se si considera, poi, che è possibile che le due ragazze siano andate in Siria non per fornire aiuto ai civili ma per sostenere i combattenti jihadisti anti-Assad, di volontariato e collaborazionismo umanitario c’è ben poco. Dubbio, questo, che avrebbe dovuto spingere il ministro ad una maggiore prudenza e laconicitá nelle dichiarazioni.

Con ciò non si vuole criticare ostinatamente la scelta di corrispondere il riscatto richiesto (che non si debba pagare è pacifico, se ne parlerà in seguito). Non è possibile non immedesimarsi con le famiglie delle due ragazze, anzi è certo che chiunque innanzi ad un fatto simile esorterebbe le autorità in ogni modo affinché concedano quanto richiesto pur di riabbracciare l’amato rapito.

Semmai si contesta il modo con cui il Governo attraverso il suo ministro abbia affrontato il confronto con chi chiedeva legittimamente delle spiegazioni (una scelta simile deve necessariamente essere portata in Parlamento), la vaghezza delle risposte circa il mancato pagamento del riscatto, il perbenismo con cui sono state salutate queste irresponsabili e l’imprudenza nel qualificare come umanitaria un’attività forse del tutto estranea a tale finalità (se non si ha certezza dei fatti, meglio non enfatizzare).

Si spera, per questo, che il messaggio del ministro Gentiloni non ispiri l’organizzazione di “armate Brancaleone” dell’ultima ora, fornendo al terrorismo islamico nuova merce di scambio per il finanziamento dei piani jihadisti.


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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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