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Isis: di chi è la colpa?

Isis, Stato Islamico dell'Iraq e della Grande Siria: la responsabilità dell'Occidente nella genesi del mostro. Chi è senza peccato, scagli la prima bomba..

Isis, Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria: la responsabilità dell’Occidente nella genesi del mostro. Chi è senza peccato, scagli la prima bomba..

di Duccio

“al-Dawla al-Islāmiyya”, “Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria” o meglio conosciuto come Isis. Questo è il significato dell’acronimo che è diventato nel pensiero collettivo simbolo di violenza e terrore.

Umma1L’Isis non è un movimento, non è quello che fu ed è al-Quaida. L’Isis è uno Stato. A nulla vale che l’Onu non lo riconsca come tale (riconosce Israele ma non la Palestina, è quanto dire). È pronto anche a coniare una propria moneta, d’oro e d’argento: il che la dice lunga sulla sua potenza economica e sul fatto che non siano i barbari che i media ci fanno credere. L’Isis non è altro che il compimento politico-religioso della Umma, la comunità dei fedeli musulmani, nella sua variante più (autenticamente?) intollerante ed estremista.

isisTuttavia, l’Isis non è frutto del caso, non è un accidente storico. L’Isis non è che la conseguenza della caduta indotta di quelli che definivamo “dittatori”. Saddam Hussein, Gheddafi, Assad (vacillante, contro il governo del quale gli Stati Uniti erano pronti alla guerra): capi laici di stati autoritari in grado di arginare la deriva jihaddista in paesi particolarmente interessati dalle spinte reazionarie di quegli islamici nostalgici e antioccidentali.

Gli Stati Uniti, nella storica mascherata democratica finalizzata ad un’azione indisturbata li dove l’oro nero sgorga a fiotti, insieme ai Paesi europei hanno dato causa all’emersione di un movimento prima tenuto a bada dagli spodestati regnanti.

Perché uno stato autoritario, come e più di uno stato democratico, ha interesse a mantenere il proprio potere e quindi ad arginare in maniera decisa e inesorabile movimenti siffatti e che hanno trovato terreno fertile nello “stato fantoccio” venutosi a creare in Iraq e in seno a quella “primavera araba” che qualcuno ha avuto il (barbaro) coraggio di osannare.

geopoliticaPotrà sembrare un’esaltazione dell’autoritarismo, una bestemmia sputata sul pregio delle carte costituzionali. Ma solo per un giudizio impregnato di perbenismo e cieca acriticitá. O per ignoranza o per l’incapacità di guardare al di là dell’esperienza politica e giuridica occidentale. Le realtà socio-politiche non sono tutte uguali, le problematiche non sono le stesse così come differiscono i rimedi. Intervenire negli equilibri geopolitici venutisi nel tempo a creare ha dimostrato l’inopportunità e la pericolosità delle politiche di “esportazione della democrazia” condotte con fierezza da chi ha lucrato sul sangue di leader e civili caduti.

In questo clima di sconvolgimento geopolitico, l’Islam estremista ed espansionista, nostalgico dell’impero mediterraneo che aveva saputo creare, è tornato in auge non avendo trovato alcuna barriera ad arginarlo.

Tuttavia, vi era già contezza sull’immenso focolaio che covava nelle viscere degli autoritarismi caduti, non estraneo tanto ai filantropi dell’esportazione della democrazia quanto a chi, aggredito ed invaso, cadeva.

E se a ciò si aggiunge la strumentalizzazione politica e mediatica, il danno è fatto! In Libia si disse che Gheddafi sparava sui civili, lo stesso si disse per la Siria. Con un’unica differenza: nel primo caso si volle credere alla trama orchestrata dai terroristi, in Siria si comprese l’inganno.

Una spiegazione e allo stesso tempo un vaticinio quello di Mu’ammar Gheddafi che, se prima poteva apparire la farneticazione di chi si avvia inesorabilmente verso la fine, adesso si comprende in tutta la sua lucida realtà e criticità:

gheddafiTutti hanno sentito parlare di Al-Qaeda nel Maghreb islamico. Ora ci sono cellule dormienti in Libia. Quando c’è stata confusione in Tunisia e in Egitto, volevano approfittare della situazione. al-Qaeda ha istruito le sue cellule dormienti. Questo è quello che è successo. I membri di queste cellule si sono svegliati dopo un ordine e hanno attaccato caserme e stazioni della polizia, prendendo le armi. […] I leader di queste cellule provengono da Iraq, Afghanistan e Algeria. Alcuni di questi sono stati rilasciati dalla prigione di Guantanamo. […] Tutto questo è stato presentato all’estero in modo molto diverso da quello che sta effettivamente accadendo. E ‘stato detto che si sparava su manifestanti pacifici. Non ci sono state proteste in Libia! E nessuno ha sparato sui dimostranti! Questo non ha nulla a che vedere con quello che è successo in Tunisia e in Egitto! Qui, le uniche manifestazioni sono quelle che sostengono la Jamahiriya. È per questo che sono davvero sorpreso che non capite che questa è una lotta contro il terrorismo. Facciamo parte tutti della stessa lotta contro il terrorismo. I nostri servizi di intelligence collaborano. Vi abbiamo aiutato molto in questi ultimi anni!

La scelta è tra me o Al Qaeda L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa. Il regime qui in Libia va bene. E’ stabile. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione, a Bin Laden, a gruppuscoli armati. Migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia. Bin Laden verrà ad installarsi nel Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e in Pakistan. Avrete Bin Laden alle porte, ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Voglio farle capire che la situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente. (tratto da Le Journal du Dimanche).

L’Occidente, dunque, non deve affatto sorprendersi: da novello Frankenstein, ha dato vita al mostro.

 


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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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