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#3. La legge elettorale “porcellum”: chi l’ha voluta, chi non l’ha modificata (Rubrica Elezioni politiche 2013)

- Il terzo articolo della Rubrica "Elezioni politiche 2013" - Il "porcellum", ossia l'attuale (odiata) legge elettorale vigente: chi l'ha formulata, perchè l'ha formulata e chi non l'ha voluta riformare pur avendone la possibilità. Gli stessi soggetti politici che oggi corrono per le elezioni che si terranno a febbraio ne sono gli artefici, destra o sinistra che sia.

Il “porcellum”, ossia l’attuale (odiata) legge elettorale vigente: chi l’ha formulata, perchè l’ha formulata e chi non l’ha voluta riformare pur avendone la possibilità. Gli stessi soggetti politici che oggi corrono per le elezioni che si terranno a febbraio ne sono gli artefici, destra o sinistra che sia.

di Duccio

[terzo articolo della Rubrica: Elezioni politiche 2013]

Della purtroppo attuale e vigente legge elettorale (legge del 21 dicembre 2005 n. 270) se ne è parlato a più riprese, come riferimento per affrontare alcune problematiche connesse (in riferimento alle “primarie” e al primo articolo di questa della rubrica). Ma sembra opportuno che, all’interno di una rubrica appositamente dedicata alle elezioni politiche 2013, si parli in maniera completa della legge elettorale con la quale saranno “nominati” e non “scelti” i componenti del Parlamento. Ed è questa la nota dolente della legge attuale. Per evitare un noioso articolo dalla fine inarrivabile, vengono dedicati due articoli alla legge elettorale: il presente, sulla nascita e sui soggetti politici che, volenti o conniventi (cioè tutti quelli che oggi corrono in questa campagna elettorale e che si fanno promotori per riformala), hanno dato vita o hanno permesso l’esistenza di questo meccanismo di voto; un prossimo articolo relativo al funzionamento della legge elettorale.

porcata

Come ben noto, tale legge elettorale è stata sin da subito ribattezzata con altri nomi ben poco lusinghieri, per mettere in luce la qualità e i valori di cui si era fatta portatrice: profeticamente indicata come “porcata” dal suo stesso ideatore, il leghista Roberto Calderoli, ed elegantemente come “porcellum” da un illustre politologo come Giovanni Sartori. Il significato non cambia: la si indichi con durezza o con eleganza, resta sempre una immane porcheria! Nei palazzi del potere e nelle stanze dei bottoni non si è fatto altro che vociferare, mormorare sulla necessità di modificare quanto prima la legge elettorale. E, cosa assai più strana, le forze politiche che la vogliono abrogare, sostituendola con un’altra di diversa congettura, sono le medesime che hanno collaborato alla realizzazione di quella vigente. Come dire, almeno evitano di perseverare negli errori.

accordo

All’elaborazione della legge 270/2005 (il “porcellum”) hanno partecipato le forze politiche della coalizione di centro-destra – “Casa delle Libertà” – allora al governo: Alleanza Nazionale e Forza Italia (ossia, l’attuale Popolo delle Libertà/Pdl), UDC (che oggi corre con Scelta civica di Monti) e Lega Nord. La legge è passata alle Camere con i voti degli stessi ideatori che detenevano la maggioranza in Parlamento. A riprova che,  a quanto pare e quando vogliono, gli accordi li sanno trovare. Chi voleva lo “sbarramento”, chi il “premio di maggioranza”, chi la “nomina” di partito dei parlamentari, chi il “metodo proporzionale e maggioritario misto”. Insomma, ognuno ha domandato qualcosa e tutti sono stati prontamente accontentati. Quindi l’obbrobrio è stato voluto dal centro-destra, si potrebbe concludere. Niente di più errato. Il successivo governo Prodi del 2006, che ha vinto le elezioni con il “porcellum” ed ottenuto la maggioranaza in Parlamento proprio in virtù del premio di maggioranza li contemplato, ha fatto perno su una male assortita coalizione di centro-sinistra – “L’Unione” – composta da Democratici di sinistra e Democrazia è libertà-la Margherita (ossia, l’attuale Partito Democratico/Pd), Partito della Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani (ossia, l’attuale Federazione della Sinistra che corre nella coalizione Rivoluzione Civile capeggiata da Ingroia), Italia dei Valori e Verdi (anch’essi corrono nella coalizione di Ingroia), Radicali e l’UDEUR del dimenticato Mastella (ma ricordato per l’indulto generalizzato concesso durante i primi giorni del nuovo governo). Nessuno parlò di metter mano alla legge elettorale tanto odiata, d’altronde la stessa legge elettorale che aveva portato alla vittoria elettorale. Nel frattempo, cade il governo Prodi dopo neanche due anni (ecco perchè coalizione male assortita), Nel 2008 le elezioni vengono vinte dalla stessa coalizione che nel 2005 aveva dato i natali al “porcellum”.

referendum

Ma nel 2011(sotto l’impulso, è giusto dirlo, dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro) sono state raccolte le firme per l’allestimento di un referendum abrogativo della legge elettorale: sono state raccolte oltre 1.210.000 firme (per promuovere un referendum ne servono 500.000). Un dato che bene ha espresso il melumore dei cittadini nei confronti di una legge elettorale architettata ad uso e consumo di chi vuole conservare il proprio potere e sclerotizzare la casta. La maggior parte dei partiti si è fatta megafono del referendum: quelli che la legge l’avevano propiziata e poi si sono ritrovati a guardarsi in cagnesco con il leader del cenro-destra, quelli che, nonostante ne abbiano avuto la possibilità, non hanno mai affrontato il problema nelle aule parlamentari. La Corte di cassazione aveva dato il suo benestare, ma la Corte costituzionale nel 2012 ha ben pensato di bocciare i quesiti referendari: l’intera abrogazione della legge in questione avrebbe causato, nell’argomentazione della Corte, un vuoto normativo che avrebbe causato una paralisi delle istituzioni, mentre molti studiosi e docenti di diritto costituzionale ritenevano possibile l’abrogazione in quanto sarebbe ritornata in vigore la legge elettorale precedente che contemplava il voto di preferenza. La Corte costituzionale, dal canto suo, ha auspicato un intervento legislativo.

Da quel momento cominciano i proclama di ogni partito: riforma del “porcellum”, abrogazione del “porcellum”… ma nulla di fatto. Intanto si insedia il governo tecnico e appena il Professore parla di riforma della legge elettorale, molti partiti rivendicano la “politicità” dell’argomento e la necessità che sia un governo politico ad occuparsi della situazione: una stupenda ipocrisia confezionata a dovere – dato che la fiducia al governo tecnico non riguarda soltanto alcuni argomenti e certe questioni – ed una riconferma di come la legge elettorale sia uno strumento strategicamente rilevante. In Parlamento si tentò un dialogo, ma il centro-destra pose come presupposto la riforma (costituzionale) delle istituzioni, mentre il centro-sinistra affermò la necessità che la riforma delle istituzioni venisse votata dalle Camere dopo la riforma della legge elettorale, quindi da parlamentari “scelti” dagli elettori e non “nominati” dai partiti (un ragionamento che, di tanto in tanto, regge).

Comunque sia, porcata o meno, è questa la legge elettorale con la quale andremo (e dovremo!) a votare: ossia, a fare una “X” sul simbolo che poi collocherà le persone scelte per tempo da porre in Parlamento. E si spera, e l’aria che tira lo fa presagire, che la prossima Legislatura sappia dar vita ad una diversa e più democratica legge elettorale. In casio contrario, tra cinque anni (volendo essere ottimisti sulla durata della legislatura che viene) dovrò riproporre il medesimo articolo.

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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