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Omicidio di Perugia: da un caso giudiziario ad un caso diplomatico

Omicidio di Perugia: un incidente diplomatico. E negli Stati Uniti si permettono di criticare il nostro sistema giudiziario e di gridare al complotto al complotto.

di Duccio

La scorsa sera è andato in onda su Canale 5 il film “Amanda Knox”, di produzione statunitense. Il film (non particolarmente gradito alla statunitense Knox che si è vista costretta a scomodare i suoi legali per diffidare la Mediaset dal trasmetterlo) narra i fatti dell’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, noto alla cronaca come l'”omicidio di Perugia”, sino alla sentenza di primo grado della Corte d’assise di Perugia in cui Amanda Knox veniva condannata a 26 anni di reclusione, l’allora fidanzato Gabriele Sollecito a 25 anni e l’ivoriano Rudi Guede a 16 anni (che si era avvalso del rito abbreviato) per violenza sessuale e omicidio.

(Dell’occasione dell’omicidio, la notte di Halloween, è stato fatto cenno in un precedente articolo (qui), verso la fine dello stesso).

Il lungometraggio si pone, superbo, come input per una riflessione sulla vicenda giudiziaria seguita trepidamente non solo in Italia, bensì anche negli States.

Sembrava la cosa più logica la condanna, forse perchè abbiamo una contezza dell’accaduto mediata da un caleidoscopico monitor televisivo. Ma in appello accade l’insperato: infatti, la Knox e Sollecito vengono inespettatamente assolti (la Knox viene condannata a 3 anni di reclusione per calunnia ai danni di Patrick Lumumba, additato falsamente nei primissimi momenti dell’indagine come l’autore dell’omicidio dalla Knox, la quale fin da subito dà mostra della sua sincerità e credibilità) dalla Corte d’assise di appello di Perugia.

Ciò che pungola le menti più maliziose è il morboso interesse delle autorità statunitensi per la vicenda di Perugia. In fondo, cosa c’è di strano? Una cittadina americana processata in Italia perchè inputata di un’omicidio compiuto nel Bel Paese. Forse la stranezza risiede nella normalità dell’accaduto. Ed ecco che la sentenza di appello è parsa pronunciata sotto le pressioni statunitensi. Ipotesi infondata? Forse. Ma non passano di certo inosservate alcune dichiarazioni di Hillary Clinton, Segretario di Stato degli Stati Uniti, che, all’indomani della sentenza di primo grado si è resa disponibile ad ascoltare chiunque avanzasse delle riserve circa le modalità di indagine e sul sistema giudiziario italiano, e della sentrice statunitense Maria Cantwell, la quale ha chiesto di verificare se la sentenza di perugia fosse stata pronunciata sulla scorta di sentimenti “anti americani” (come se l’Italia fosse l’Iraq, per intenderci). Ecco come un caso giudiziario diventa un caso diplomatico.

Ma la logica, in fondo, non è un’opinione: si può parlare di sentenza dettata da sentimento “anti americano” per il fatto che un giudice italiano abbia condannato una ragazza statunitense allo stesso modo in cui si può parlare di sentenza dettata da sentimento “anti ivoriano” per la condanna Rudi Guede. Ma c’è di più: rimanendo su questa tensione del discorso, quale sentimento allora ha presieduto la sentenza di appello che ha assolto la Knox? Si tratta di una sentenza pronunciata dopo le uscite infelici del Segretario di Stato e della senatrice Usa. Allora si dovrebbe parlare di sentenza di assoluzione dettata da sentimento “filo-americano”, oppure (perchè no?) dettata da sentimento “anti britannico” (la vittima era inglese, tutto calza nel paradosso). Se poi si guarda ai modi, innanzi alla Corte d’assise di appello di Perugia è stata rinnovata l’istruzione dibattimentale (ossia, sono state prodotte nuovamente le prove in giudizio di appello, procedura che eccezionalmente viene disposta dal giudice d’appello).

Ecco che sono stati messi in dubbio modalità e il sistema giudiziario italiano tutto. Il nostro sistema giudiziario non sarà sicuramente dei migliori, ma non è credibile che gli Stati Uniti, civilissimo paese in cui trova ancora cittadinanza qua e là la pena di morte, possano esprimere giudizi di condanna per la nostra giustizia penale: si dimenticano degli imputati condannati alla pena di morte e riscoperti innocenti a sentenza già eseguita.

In tutto questo, l’Italia ha fatto la sua figura. bella o brutta che sia, ma l’ha fatta. E la televisione Usa ne prende atto: durante il processo insinuava varie teorie del complotto sul presunto sentimento “anti americano” e metteva in dubbio il nostro sistema giudiziario; dopo l’assoluzione, invece, vengono girati lungometraggi nei quali la giovane Amanda, studentessa modello arrivata in Italia attraverso il progetto Erasmus, viene posta innanzi alla medievale macchina della giustizia di un paese in cui i roghi ancora ardono nelle pubbliche piazze. Perchè è questo che traspare, anche quando si vuole dare un minimo taglio giornalistico. Traspare in tutta la sua irruenza la voglia di fare apparire il più possibile l’inerme Amanda come la vera vittima. Si vuole a tutti i costi fare apparire l’accaduto come la storia di una ragazza la cui famiglia non trova pace di fronte all’accanirsi della giustizia italiana nei confronti di un’innocente studentessa.

Ma in tutto questo sceneggiato, dove sta la vittima? Dove sta Meredith? Dove stanno suo padre, sua madre? “Ma questa è un’altra storia”, per dirla alla Lucarelli. La vittima non fa audience dopo l’instaurazione del processo. Questo è un punto fermo che anche i “presentatori” televisivi nostrani hanno ben compreso.

Allo stato, una delle tante verità che coinvolgono il mistero di Perugia (visto che non è dato sapere chi siano gli artefici dell’assasinio) si è concretizzata: la Knox (e Sollecito, per forza di cose – spiegare una decisione differenziata sarebbe stato esercizio ostico anche per un mesmerizzatore) è innocente. Questa è la verità processuale, alla quale non deve necessariamente concidere la verità storica, ciò che realmente è accaduto in quella notte. Questo è il sistema giudiziario, così funziona ogni sistema giudiziario: ci si può soltanto augurare che la verità processuale sia veramente il più vicino possibile alla verità storica.

Parlare di sentenza pilotata, però, è controproducente: se si ammettesse una simile possibilità, si rischierebbe di far perdere quella minima fiducia che il cittadino deve nutrire nei confronti della giustizia. I dubbi, semmai, sono stati instillati da queste evitabili uscite mediatiche dei rappresentanti statunitensi e dagli eventi seguenti che, per la modalità con cui si sono avvicendati, hanno suscitato da più parti alcune riflessioni e sottili riserve.

Adesso si deve  attendere il giudizio della Suprema Corte di cassazione, la cui udienza è fissata il 25 marzo 2013. Se confermerà la sentenza, giustizia è stata fatta, almeno formalmente (senza negare che la Knox sia effettivamante innocente). Ma, nella malaugurata ipotesi in cui la Cassazione si trovasse nelle condizioni di annullare la sentenza e disporre la rinvio al giudice di secondo grado, non si potrà fare altro che prendere coscenza del fatto che l’aula giudiziaria potrà risuonare dell’eco di una sentenza sorda: mai gli Stati Uniti concederanno l’estradizione della ragazza acqua-e-sapone/studentessa-modello/vittima-della-giustizia-italiana.

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

2 Responses to “Omicidio di Perugia: da un caso giudiziario ad un caso diplomatico” Subscribe

  1. Administrator 4 dicembre 2012 at 23:10 #

    no, perchè?

  2. Gabriele 4 dicembre 2012 at 20:09 #

    Colpevole o no che sia, una cosa è certa, i metodi di indagine italiani hanno fatto veramente pena. Prove raccolte più di 40 giorni dopo, tracce di DNA superficiali, e tanto altro ancora. Vorrei proprio sapere perché quella ragazza è Stata tartassata sia dalla giustizia e mediaticamente? Una cosa che non mi va proprio di questo paese e che spesso si tende a colpevolizzare una persona piuttosto che cercare un colpevole tu trovi il cadavere è tu sei il primo indagato, e spesso cercano con tutte le forze di accollarti la colpa. Questa è una cosa che non mi va proprio giù. Ma la cosa più scandalosa è che si sono fatti i soldi sopra un omicidio ancora irrisolto, un lungometraggio che comunque ha fatto guadagnare delle persone e questa è una cosa che per me è squallida

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