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Primarie o non primarie? Quando la democrazia fa paura ai (capi dei) partiti

Se le primarie per la determinazione dell'aspirante Presidente del Consiglio possono essere strumento per recuperare democrazia al sistema

di Duccio

Primarie o non primarie? Candidato scelto dagli elettori o “acclamato” dal partito?

L’esperienza delle primarie non appartiene alla storia politica italiana, pur registrandosi un’esperienza in tal senso nel 2005, quando l’Unione chiese ai propri elettori di scegliere il candidato Presidente del Consiglio. Il meccanismo di consultazione azionato dai partiti è volto a far partecipare i propri elettori alla scelta del Presidente del Consiglio in caso di vittoria elettorale. Questo strumento, dunque, contribuisce a far radicare il metodo democratico anche all’interno dei partiti.

Il problema della democrazia interna ai partiti non è nuovo. Se i partiti, infatti, sono vincolati dal metodo democratico nella competizione elettorale (è la nostra Costituzione a sancirlo, precisamente all’art. 49), lo stesso non si può dire per l’organizzazione interna. Anzi, proprio sotto questo aspetto, ormai i nostri partiti politici ci hanno abbondantemente abituato a vedere figure egemoni attorniate da un’èlite di partito che difficilmente lasciano (e lasceranno) posto a nuove leve o comunque a volti nuovi. Non si rende necessario neanche un’esempio, dato che per quello basta guardare un qualsiasi tg o sfogliare un qualsiasi quotidiano per notare che le novità non sono certo di casa nel panorama politico italiano (qui un “Obama” non troverebbe spazio).

L’individuazione del “papabile” Presidente del Consiglio è stata per lungo tempo una questione interna: gli elettori, d’altronde, formalmente devono limitarsi ad esprimere le loro preferenze in sede di elezioni politiche. E forse urge approfondire il miserando ruolo e potere rimesso all’elettore, che dovrebbe essere il vero protagonista della scena politica di ogni democrazia.

Innazitutto, va ricordato che l’elettore in Italia, almeno sulla carta, può solo eleggere i membri del Parlamento e non, sempre sulla carta, il Presidente del Consiglio dei ministri. Invero, si è diffusa una cattiva cultura politica (intesa come conoscenza delle dinamiche politiche – e della nostra Costituzione) per la quale il cittadino italiano sceglie direttamente il Presidente del Consiglio insieme ai membri del Parlamento. E dire che non c’è nulla di più errato. Infatti, i cittadine eleggono  solo ed unicamente i membri del Parlamento, mentre il Presidente del Consiglio, così come l’intero Governo, è espressione del Parlamento che gli accorda la fiducia. Questo è il disegno che fa la Costituzione della nostra forma di governo.

Ma, come si è detto, questo avviene sulla carta, in quanto le dinamiche che si sono venute a creare con la legge elettorale vigente – profeticamente indicata come “porcata” dal suo stesso ideatore, il leghista Roberto Calderoli, ed elegantemente come “porcellum” da un illustre politologo come Giovanni Sartori – sono parecchio diverse. Codesta perla legislativa prevede la sola possibilità per il cittadino di indicare la preferenza per il partito o per coalizione di partiti senza indicare nessuna preferenza, in quanto alla nomina dei parlamentari pensano direttamente i partiti. Inoltre, il partito o la coalizione di partiti rende noto chi verrebbe nominato Presidente del Consiglio in caso di vittoria elettorale già prima delle elezioni (fiducia del Parlamento permettendo – ma potrebbero i parlamentari nominati singolarmente dal partito non votare la fiducia al Presidente del Consiglio ed al suo Governo?). In questo modo il cittadino ha contezza dell’identità del Presidente del Consiglio in caso di vittoria elettorale del partito scelto, ma non del componente del Parlamento, semplice nominato. Il Parlamento è eletto nella sua generalità, nelle forze politiche che lo comporranno, ma non nelle personalità che realmente lo animeranno: uno smacco al cittadino.

Stando così le cose, interrotto ogni rapporto tra rappresentante (parlamentare) e rapresentato (cittadino elettore), in via di fatto si è venuto a creare uno stravolgimento della preferenza, espressa per il candidato Presidente del Consiglio piuttosto che per il membro del Parlamento. Proprio per questo motivo, godendo, in un certo senso, di maggiore legittimazione democratica, si renderebbe necessario uno strumento per accrescere la scelta partecipata del Presidente del Consiglio in sede pre-elettorale. Ecco che le primarie potrebbero recuperare quel minimo di democraticità che ogni paese democratico dovrebbe garantire: con le primarie i cittadini possono scegliere preventivamente la persona che sarebbe nominata Presidente del Consiglio in caso di vittoria del partito che lo sostiene.

Ma prima ancora di essere un momento di democraticità del sistema, quello delle primarie è un momento di democraticità interna ai partiti, i quali mal digeriscono le scelte provenienti dal basso. E per questo motivo, il dibattito sul rebus delle primarie non si placa facilmente. I partiti coinvolti in questa disquisizione sono i due maggiori del panorama politico nazionale: Pdl e Pd. Nel primo c’è una seria difficoltà a celare i malumori scaturenti dal tabù primarie, cercando di delegittimarle additandole come strumento volto a definire schermaglie di partito (ed in parte, si stanno strumentalizzando su questa via). Nel secondo, invece, si ostenta una imperante accettazione del sistema delle primarie (a livello centrale, vista la dimenticanza in molti casi a livello comunale, provinciale e regionale), ma i “pretendenti” dimenticano facilmente che fanno parte dello stesso “carrozzone” e che per tal ragione non sarebbe necessario (anzi, sarebbe decisamente evitabile) denigrare gli avversari.

Lo strumento delle primarie dovrebbe essere interpretato, quindi, sotto una nuova luce: come l’occasione di dar voce agli elettori che, vedendosi negata la possibilità di scegliere i propri rappresentanti parlamentari e potendo solo esprimere la preferenza per un partito e per il relativo candidato Presidente del Consiglio, gradirebbero, a mio avviso, ottenere nuovamente un minimo di potere di scelta, come dimostra d’altronde la la pachidermica raccolta di firme per il referendum abrogativo del “porcellum” poi vanificatasi nel palazzo della Corte costituzionale.

In fondo, pur essendo un argomento che riveste un’indubbia rilevanza, primarie o non primarie il vero problema sta e resta nella legge “porcata”, oggi avversata per manifesto politico anche da chi diede un considerevole contributo alla sua formulazione antidemocratica.

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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