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#9. Qualche riflessione all’indomani delle elezioni (Rubrica Elezioni politiche 2013)

Qualche riflessione sulla base dei risultati elettorali non può mancare: maggioranza inesitente e prospettive poco chiare: cosa succederà?

 Qualche riflessione sulla base dei risultati elettorali non può mancare: maggioranza inesitente e prospettive poco chiare: cosa succederà?

di Duccio

[Nono articolo della Rubrica Elezioni politiche 2013]

Elezioni concluse, il popolo ha deciso dando fiducia a… a chi? Ebbene, le consultazioni elettorali ci hanno consegnato un panorama politico di certo non rassicurante, fosse solo che non ci hanno consegnato un vincitore. Perché non si può parlare di vittoria con neanche un punto percentuale di scarto (per le percentuali delle singole liste, qui).

Ma nonostante queste elezioni non hanno decretato la vittoria di qualcuno su qualcun’altro, non può tacersi qualche riflessione. Qualche riflessione che dovrebbe occupare l’attività cerebrale dei nostri cari “eterni” politici, prima ancora delle menti dei cittadini stanchi e proiettati ad una più dura stanchezza frutto del risultato poco rassicurante proveniente dalle urne. Ammesso e assolutamente non concesso che un risultato rassicurante potesse giungere.

Basta dare un’occhiata ai risultati (per il dettaglio delle percentuali delle singole liste, vedi qui), anche disattenta, per comprendere la situazione.

Le singole liste e la burla delle piccole liste in coalizione coalizioni.

Come il 2008 aveva segnato la fine della presenza in Parlamento di alcuni partiti “storici”, quali quelli di estrema destra e di estrema sinistra, il 2013 ha segnato la fine (momentanea o perdurante non è dato a noi sapere) di un partito ormai storico, quale L’Italia dei Valori, e di uno novello, quale Futuro e Libertà. Inoltre, il 2013 ha sancito la crisi di alcuni partiti, tra cui quello della Lega Nord e dell’UDC che nel 2008 si erano attestati come le terze forze politiche. Un 2013 che sa di flop per altri, come Rivoluzione Civile e Fare.

Nessuna promozione, dopo tutto, neanche per le altre liste che hanno fatto il loro ingresso in Parlamento per il sol fatto di appartenere ad una coalizione: Sinistra Ecologia e Libertà, Centro Democratico, Fratelli d’Italia, UDC ed altri accodati che se avessero fronteggiato la consultazione elettorale come liste autonome e non coalizzate avrebbero potuto salutare dalla distanza le aule parlamentari. Ne sanno qualcosa Rivoluzione Civile e Fare che, nonostante hanno totalizzato una percentuale non sufficiente per entrare in Parlamento, hanno ottenuto un maggior numero di voti rispetto alle liste “imbucate” in Parlamento perché in coalizione. Lo sbarramento così voluto (per il suo funzionamento, qui) penalizza quelle liste che, in un certo senso, ci mettono la faccia senza nascondersi dentro qualche coalizione solo per sopperire ad un bacino elettorale ridotta ai minimi termini, falsando la geografia politica post elezioni che vede liste con una percentuale maggiore fuori dal Parlamento e liste con percentuali minori dentro il Parlamento. E’ giusto uno sbarramento, ma non altrettanto questo funzionamento delle coalizioni. Una falsificazione dei voti espressi dai cittadini.

Le due coalizioni di vertice e la maggioranza che non c’è.

Alla Camera dei Deputati, le due coalizioni di vertice si staccano solo per un risicato 0,36%, al Senato le cose non sono poi tanto diverse con uno stacco dello 0,92 %. Con percentuali simili, manca il vincitore. Conclusioni: le elezioni non ci consegnano una maggioranza degna di questo nome.

A guardare i seggi assegnati (340 seggi su 630 della Camera al Centro-sinistra) si potrebbe ritenere che dalle urne sia uscita una maggioranza, risicata, ma pur sempre una maggioranza. Ma questo non è il dato delle urne, bensì l’effetto distorto della legge porcata con l’annessa boiata del premio di maggioranza che assegna la maggioranza dei seggi della Camera (e del Senato attraverso un meccanismo particolare su base regionale) a chi abbia ottenuto anche un solo voto in più dell’avversario. Stando al risultato nudo e crudo delle urne, la coalizione di Centro-sinistra vanterebbe 186 seggi della Camera, quella di Centro-destra 183, M5S 160 seggi e Scelta Civica i restanti 101 seggi. Ma il premio di maggioranza consente ad una coalizione che non vanta neanche 1 punto percentuale di stacco dalla seconda di ottenere automaticamente 340 seggi. Ecco come anche in questo caso viene falsificata la scelta dei cittadini e la geografia politica post-elettorale. Sarebbe opportuno consentire il premio di maggioranza solo quando via sia uno stacco considerevole.

Il risultato che non ti aspetti.

E mentre chi si prende il premio di maggioranza di fatto non si può dire abbia vinto le elezioni, esce fuori una lista (e non una coalizione!) che si prende il 25,52 % alla Camera e il 23,79 % al Senato diventando il primo partito in assoluto: è la storia del Movimento 5 Stelle. Il boom era nell’aria, ma francamente nessuno si aspettava un risultato del genere. E se un vincitore c’è in questa competizione elettorale, è proprio Movimento 5 Stelle che senza coalizzarsi con nessuna altra lista ha ottenuto più consensi dei due colossi targati PD e PDL che senza le coalizioni costellate di tanti piccoli simboli si troverebbero a fare altri tipi di ragionamenti. E non è il voto dell’astensionismo, come alcuni dicevano prima delle elezioni, ad aver dato questo risultato al M5S, perchè l’astensionismo è anche aumentato rispetto al 2008, bensì i voti di coloro i quali prima votavano PD e PDL. Una sconfitta doppia per le due coalizioni di vertice.

Scelta Civica? C’è chi parla di un brutto tonfo, ma in realtà nessuno, men che meno il Professore, sperava nella vittoria elettorale. Difficile da spiegare a chi si è visto costretto a sforzi fiscali poco umani che quegli interventi si rendevano necessari, specie se esenti le banche dal pagamento dell’Imu e non risparmi le case di riposo. Le scelte impopolari non pagano. E la caduta, dopo tutto, non è stata  così rovinosa: il 10% dei consensi, 45 seggi alla Camera e 18 al Senato per un partito con neanche 2 mesi di vita lascia pensare a scenari tatt’altro che rovinosi. Per intenderci, Rivoluzione Civile e Fare sono nate un mese prima di Scelta Civica, Fli addirittura due anni prima e non si sono neanche avvicinati alle percentuali necessarie. Sel, ormai consolidata nel panorama politico, se non fosse stata coalizzata con il PD non avrebbe fatto il suo ingresso in Parlamento.

Prospettive?

incertezzaChi promette la restituzione dell’Imu sulla base di accordi ancora inesistenti e dati per scontati, chi vuole smacchiare il giaguaro ma vien fatto maculato dal giaguaro, chi vuole fare la rivoluzione all’interno delle aule parlamentari… Ma allo stato attuale si deve comprendere qual è la scelta migliore. O comunque la scelta meno peggiore. Stando all’assenza di una vera maggioranza, si renderanno necessarie le negoziazioni tra le forze politiche.

L’unica cosa certa è che il Presidente della Repubblica dovrà dare vita alle consultazioni per la formazione del Governo, ora più che mai, per comprendere quali sono le intenzioni delle forze politiche entrate in Parlamento.

“Io non sono chiamato a commentare i risultati elettorali, sono chiamato ad attendere che ciascuna forza politica, in piena legittimità e autonomia, faccia le sue riflessioni, che poi mi verranno prospettate e solo allora trarro’ le conclusioni.”

Le strade che potrebbero essere imboccate?

1) Forse la strada che più preferiscono tanto il Centro-sinistra quanto il Centro-destra è quella della coalizione allargata, quello che si divertono a chiamare “governissimo”, nonostante alcuni partiti all’interno della coalizione si ostinano a porre il proprio veto, senza considerare che il loro potere contrattuale, per l’esiguità di voti conquistati, è pari a zero. Il PD, poi, potrebbe giocarsi la carta Matteo Renzi per avere il consenso del PDL, oppure potrebbe essere lo stesso PDL  a richiederlo quale condizione per la grande coalizione allargata: non è cosa segreta la simpatia espressa da Berlusconi nei confronti del sindaco di Firenze

2) Altra strada, oppure la conseguenza della prima, potrebbe essere quella di un Governo di transizione per una legislatura di riforme: nuova legge elettorale, possibile riforma costituzionale sulla forma di governo, abolizione del rimborso elettorale, revisione imu e poi di nuovo tutti alle urne. Imbarazzante pensare che si starà fermi fino alla elezione del Presidente della Repubblica per poi andare ad elezioni.

3) Una strada che va tenuta sotto controllo è, invece, quella che potrebbe trovare maggiori possibilità di percorribilità: un Monti bis sulla base di un sostegno mal voluto ma obbligato di Pd e Pdl e opposizione a 5 stelle. E questa possibilità trova una giustificazione in quella dichiarazione sibillina del Professore in piena campagna elettorale in cui spiegava che, comunque vadano le elezioni, è il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio dei Ministri. Avrà voluto dire qualcosa?

4) Oppure subito a nuove elezioni: il modo più immediato per buttare via altri soldi (le elezioni costano, e non poco!). Sembra imprudente e, francamente, egoistico andare subito ad elezioni senza aver fatto nulla.

5) Sulla base di quanto si vocifera, ulteriore strada potrebbe essere quella di un governo di Movimento 5 Stelle. Perchè? Perchè i nostri eterni ed indefessi politici sanno quanto è importante conservare il potere anche per il futuro, un potere minato dalla sorpresa Movimento 5 Stelle che ha sbaragliato tutti piazzandosi come primo partito. Allora meglio sostenere una forza temuta, giustificando tale scelta sulla base del maggior sostegno elettorale ricevuto alle urne, per mettere Movimento 5 stelle al Governo in uno dei momenti più difficili cercando di porlo nelle condizioni di non saper governare. E durante le prossime tornate elettorali si estingue il nemico.

Inutile andare avanti, si farebbe solo fantapolitica. E nonostante gli scenari surreali a cui ci hanno abituato ad assistere da tanto, troppo tempo, non è il caso di lasciarsi andare a leziosi giochi di fantasia. Ora, più che mai, serve concretezza.

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

4 Responses to “#9. Qualche riflessione all’indomani delle elezioni (Rubrica Elezioni politiche 2013)” Subscribe

  1. Amok 2 marzo 2013 at 12:27 #

    Hai ragione Andrè, è di fondamentale importanza dibattere su ciò che potrà essere. Tuttavia, date le (solite) circostanze, è quasi superfluo avanzare ipotesi in quanto, come sempre, ci ritroviamo – impotenti – al cospetto dei soliti affabulatori! Queste elezioni sarebbero dovute essere una “soglia epocale” per la Nostra storia e invece… siamo riusciti a perseverare nella nostra indolenza! Quello che poteva essere il Nostro riscatto, dopo un ventennio di nefandezze, al contrario, si è rivelato come la conferma di quanto siamo annichiliti.
    Ci risolleveremo da questa condizione? Solo così potremo sovvertire l’ordine di Questa politica e aspirare a un sistema sano.
    Complimenti per l’articolo.

    • Duccio 11 marzo 2013 at 00:35 #

      Beh, sul nichilismo oramai generalizzato, come darti torto? Il fatto è uno: sino a quando non daremo il giusto valore e significato alle cose, non potremo aspettarci niente di meglio (ammesso il peggio, senza dubbio). Troppa demagogia intorno ad una certa “antipolitica” che dovrebbe tirarci fuori dal miasma della casta.. senza comprendere che che la tanto asserita ed invocata “antipolitica” è quella che stiamo vivendo e che ci ha letteralmente distrutti: chi la usa come programma, chi per indicare il cambiamento, chi coglie la palla in balzo recitando un falso e pietoso “mea culpa” al suono di questa parola. Semmai è il ritorno della “politica” che ci può redimere, ossia la cura degli interessi comuni. E se tale è la “politica”, l’ “antipolitica” è quella che stiamo vivendo e quella a che siamo abituati ad appellarla come “politica”.
      Sembra quasi una sottigliezza priva di nesso, ma se non siamo capaci di comprendere neanche il significato delle parole che ci propinano come inopportuno vessillo di salvezza, come potremo comprendere quello che va compreso e quello che vale la pena comprendere?
      Detto ciò, mi fa piacere che hai apprezzato l’articolo

  2. Giuseppe 1 marzo 2013 at 12:14 #

    Andrea, quale sostenitore del blog ti faccio i miei più sentiti complimenti. Questo articolo, oltre ad analizzare attentamente ed esattamente i risultati delle recenti elezioni, ipotizza pure quali possano essere le vie più probabili per un’ipotetica governabilità del paese. Non è cosa da poco avanzare audaci e verosimili ipotesi.
    Con questo articolo hai pure superato te stesso:) Congratulazioni

    • Duccio 11 marzo 2013 at 00:24 #

      Grazie, in fondo ho solo cercato di analizzare quello che i dati dicono, cercando di prospettare eventuali scenari sulla base degli umori più o meno palesati dai protagonisti.. In effetti un po’ audaci, stando che all’interno delle stanze dei bottoni i giochi li conoscono solo loro.

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