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Il caso Siria e l’ombra di un conflitto mondiale

Se dalla Siria potrebbe dipanarsi un conflitto mondiale che ripropone quei due schieramenti che durante la Guerra Fredda hanno fatto temere la Terza guerra mondiale.

 Se dalla Siria potrebbe dipanarsi un conflitto mondiale che ripropone quei due schieramenti che durante la Guerra Fredda hanno fatto temere un terzo conflitto mondiale.

di Duccio

Nell’era del paradosso è difficile che tramonti quella forma mentis che ha contraddistinto la maggior parte delle iniziative belliche successive al Secondo conflitto mondiale: fare la guerra per ottenere la pace. Un paradosso acutamente fatto proprio anche dal premio Nobel per la pace 2009 Barack Obama (un Nobel assegnato per un discorso – quello de Il Cairo) che vede l’intervento bellico in Siria come l’unica strada percorribile per garantire il rispetto dei diritti in Siria.

In Siria è in corso una guerra civile che ha avuto inizio nel Marzo 2011, nell’ambito di quella che è stata definita “Primavera araba” e contestualmente all’intervento militare in Libia (dettaglio che farebbe tremare dall’emozione qualsiasi cospirazionista o sedicente tale), e vede contrapposti il governo di  Bashar al-Assad e i cittadini che vi si oppongono, la Coalizione nazionale siriana.

L’intervento militare troverebbe la sua giustificazione nell’utilizzo di armi chimiche (gas sarin, un gas nervino di distruzione di massa) da parte del governo di Assad contro i rivoltosi, asserita causa delle stragi di bambini e non solo tra i civili. Ma se l’utilizzo dei gas mortali è stato confermato anche dai commissari Onu, altrettanto non può dirsi circa l’utilizzatore: la tesi americana vede Assad come il responsabile (e se così fosse ci troveremmo innanzi ad un gravissimo crimine contro l’umanità che formalmente giustificherebbe un intervento straniero), mentre quella russa ritiene plausibile la possibilità che i gas siano stati utilizzati dagli stessi oppositori al regime per sollecitare un intervento militare straniero e rovesciare definitivamente il governo di Damasco (e questa volta nessun complotto, semmai una strategia per rovesciare definitivamente in governo inviso).

A ben vedere, il rischio di un nuovo caso Iraq è alto, quando il guerrafondaio G. W. Bush nel 2006, nell’ambito della Seconda guerra del Golfo, sostenne la detenzione di armi di distruzioni di massa da parte di Saddam Hussein per spodestarlo e piazzare la bandiera stelle-e-strisce in terra irakena (un’attività condannata dall’Onu in quanto mai avallata dal Cosiglio di Sicurezza e la tanto paventata “pistola fumante” – la detenzione di armi di distruzione di massa – si rivelò ben presto un bieco e mal progettato inganno, qualificando l’intervento militare come una guerra di invasione).

La strada dell’intervento militare propugnata da Obama ha trovato poca condivisione (eccettuata la sempre pronta Gran Bretagna, la Turchia e l’Arabia Saudita), se non un vero e proprio “muro” che prende il nome di Russia, Cina e Brasile:

infatti, Putin ha subito mostrato un inequivocabile disappunto rispetto l’intervento militare già durante il G20 giungendo anche ad affermare il sostegno ad Assad in caso di attacco statunitense. L’Italia vuole attendere i risvolti in ambito Onu, ma una risoluzione del Consiglio di Sicurezza pro intervento è solo una suggestione, avendo la Russia il diritto di veto ed avendo già da tempo manifestato la sua posizione di recente corroborata dalle dichiarazioni del ministro degli esteri.

Quindi: da un lato Usa e dall’altro Russia. Quindi, e senza star li ad argomentare, da un lato Nato (Italia, Francia e Germania potrebbero mai tirarsi fuori in caso di conflitto?) e dall’altro Cina e Brasile. E non si parla di chi interviene e di chi si astiene, bensì di chi interviene e di chi reagisce. Forse ora più che mai un intervento militare innescherebbe dinamiche che difficilmente non potrebbero sfociare nella Terza guerra mondiale. Quell’antagonismo tra blocco occidentale e blocco sovietico, forse mai veramente assopito, che ha contraddistinto il periodo della Guerra Fredda potrebbe tornare in auge proprio nel bel mezzo di un’operazione bellica, con scenari non rassicuranti.

Nonostante si sia approdati ad un piano concordato tra Usa e Russia (un piano che testimonia la scelta isolata di Obama e il valore nuovamente assunto nelle relazioni internazionali dalla Russia trainata dallo zar Putin) e il governo di Damasco si sia reso disponibile ad attuarlo inventariando le armi chimiche detenute negli arsenali e collaborando attivamente con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche con sede all’Aja con la possibilità di distruggerle, non si può ancora ritenere superato il pericolo.

E nel magma del timore bellico, la mano ingorda del business sovrasta ogni decisione, ponendosi come probabile vera artefice di ogni decisione e di ogni possibile epilogo. Ma questa è un’altra storia…

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Duccio, classe ’89. Ha conseguito la maturità classica nel 2008 e la laurea in giurisprudenza nel 2013. Coordina il Blog di cui è ideatore e amministratore http://facebook.com/liberaopinio

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